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“Nel nome della Madre” – Capitolo 1 – Lettera a mia figlia

“Nel nome della Madre” – Capitolo 1 – Lettera a mia figlia

Nel nome della Madre – Di Alessandro Greco

[Lettera a mia figlia]

Dapprima non capirai niente. Ti metteranno seduta, ti terranno tranquilla per un po’ e stabiliranno il peso dei tuoi anni. Esistono anni d’oro per la comprensione e anni talmente bambini che nessuno si azzarda a infangarli di gigantesche parole da adulti. Se non mi vedrai tornare, piccola o grande che tu sia, avrai un dubbio. Poi paura. Poi un’ondata di solitudine e una certezza che nasce prima in te e poi sulla bocca di qualcuno che ti vuole bene e cerca di dirtelo. Avrai più paura ancora e una spina che preme nel fianco all’idea che qualcuno, un pezzo del mondo che vedi ogni giorno, si stia tenendo alla larga da te. Te lo diranno, prima o poi, sceglieranno il modo più tenero e tiepido per farti fioccare sulla testa le parole. Nessun metodo sarà quello giusto, tutti i metodi segneranno il giorno più brutto fino ad allora. In un secondo, piangerai l’eternità.

Da allora sarà così sempre.

Conoscerai due lunghi momenti di apnea, uno a Natale e uno il giorno del tuo compleanno. Sarò così cattivo da venire a bussare in te proprio nei giorni della festa e tu mi odierai. I giorni della festa, è lì che tornerò, è lì che arriverò per festeggiare con te. Non lo capirai da piccola e da grande nemmeno perché non ti basterà guardare per aria e illuderti che il cielo sia il buon custode di tutti quelli come me. Se non ci sarò farai fatica a gestire il tempo e i traguardi che vorrai buttare fuori, mettere su carta, raccontare a me. I capodanni, per esempio.

Che grande parentesi di comunicazione interrotta ti aspetta!

Ti farò saltare i nervi e passare l’appetito, sarò la tua grande ingiustizia che non è scritta nei libri. Mi vorrai a tavola e in cucina, sul divano e nel mio letto, mi cercherai come si insegue una scia, ti saprai dare da sola le risposte. Sarai condannata a festeggiare a metà, consapevole di non aver potuto invitare alla tua tavola un pezzo immenso della tua felicità.

Tu mi odierai, prima di amarmi. Per non averti consigliata e per averti lasciata sola alla fermata dell’autobus, per i pianti consumati in camera tua e perché non sarò con te a sorridere nello specchio mentre indossi l’abito nuovo. Come vorrei vedere i tuoi giorni importanti! Vederli stando appoggiato sulla tua spalla come un pulviscolo, essere il tuo fermaglio da capelli o una vecchia zuccheriera, dondolare in uno zaino o restare appiccicato al tuo diario. Ti sentirai così sola da non vedermi al tuo fianco, da ignorarmi con ostinazione anche quando fluttuerò in qualche goccia dopo un acquazzone, in un vecchio vinile che gira, in un cassetto che non si chiude bene. A cosa serve dirti che sarò lì, se già so che avrai l’istinto di venirmi a prendere ovunque io sia e pigliarmi a calci?

Il tuo corpo sarà una stella cometa al contrario da guardare dall’alto e lo vedrò cambiare e dilatarsi nel tempo, issando in aria i suoi fiori splendidi e ammorbidendosi per somigliare alla tua mamma. Per sentirti dire “sei bellissima” un giorno o almeno mille volte, da una tale quantità di bocche che proverò l’istinto di correre a chiuderne un paio. Sarai mia con i capelli spettinati ogni mattina e mentre lacrimi con la faccia nascosta nel prato, più ancora quando metterai le scarpe col tacco o riderai per una battuta, quando farai un brindisi o crederai di essere immortale in una notte con le amiche. Ti guarderò stendere il rossetto con attenzione, sarò la smorfia buffa che lascerai su una foto. Sottile, vorrei seguirti mentre baci e mentre ami, per tenerti una mano sulla testa e ricordarti che non troverai me in nessuno di loro. Nemmeno se pensi di dovermi cercare, nemmeno quando ti convinci di avermi perso. Nessuno conosce la strada che mi porta all’amore per te, mi accontento che uno decida un giorno di percorrerla e lo faccia con passi attenti e con pause lunghe per guardarsi bene attorno.

Vorrei, oggi più che mai, vederti con qualche ruga che ti disegna sorrisi più seri. Con le mani grintose e forti di una Sara che non è più bambina, accetta qualche capello bianco e ha smesso di credere alle fate per credere alla sveglia che suona e alla crisi e a quello che dicono i giornali e alla disoccupazione. O forse no, tieniti le fate e lascia al resto del mondo quella gran fetta di orrore quotidiano. Ti immagino in bianco, felice, a cercarmi nella chiesa con gli occhi che si allagano e diventano paludi. Non ci sono, non ci sarò, avrei voluto esserci. Sarò da qualche parte nel battito che senti crescere sotto i giochi di luce di una vetrata, mentre stringi una mano gentile e speri in un domani che affossi il malessere di una vita.

Perché è malessere, vivere desiderando una carezza prima di dormire. Ed è malessere dimenticare la mia voce, il mio odore, perdere di me una briciola all’anno e ritrovarsi a piangere una notte, sola, col tergicristallo che affetta l’aria e la pioggia che scorre sui finestrini, mentre alla radio passano quella canzone. La mia, la tua, quella della nostra assenza reciproca. Affar nostro, l’assenza. Perché più tu avvertirai la mia, più io farò un buco fra le nuvole per gridarti che ti amo e che non ho mai smesso di cullarti e di insegnarti le parole, di raccontarti il finale della favola col grande sorriso che ti assicura una notte di sonno sereno. Io ti ho voluto viva e tu mi vorrai vivo per sempre. Ma io, a differenza tua, saprò di aver lasciato qui il mio più grande sogno realizzato. E allora facciamo così: bastati. Con tutti gli sbagli che farai e con le giornate in cui avrai per me solo maledizioni.

Bastati come ricciolo della mia ciocca di capelli, come ciglia sottili sui miei occhi, come timbro di voce che vibra vicinissimo accanto al mio, come pelle che riposa liscia e asciutta sotto una camicia, come denti della stessa pasta dei miei e unghie robuste, mani fortissime e respiro duro, deciso, fresco e pulsante. Vivo respiro del mio respiro, mia splendida finestra sulla terra, aquilone in volo e sintesi della vita sotto una montagna di capelli, eredità del mio pensiero, della mia musica, dei miei difetti e dei miei modi di dire, piccola perla luminescente destinata a rotolare lontano, più lontano.

Ama il tuo tempo in ogni sua stilla. Io ti guarderò nel mio secondo tempo. Muovi i tuoi passi, sii più furba di me, più forte di me, più saggia di me se necessario. Prenditi tutto ciò che ti serve per fare di ogni tuo giorno il capolavoro che mi renderà orgoglioso.

Vivi per me. Allora sì che lo avrai trovato, prima di un medico e prima di un prete, sì, lo avrai trovato, l’unico modo per farmi vivere per sempre.

E sappi che io, adesso, mi rimbocco le maniche e inizio da subito a fare tutto il possibile per restare ancorato alla terra come una quercia. Io adesso mi metto a scalare il grattacielo per primo senza guardare in basso, ma solo spingendo dannatamente fuori tutta la forza che ho dai polsi alle caviglie. Io adesso faccio il diavolo a quattro e lo faccio per te.

Lo faccio per regalarti Natali e compleanni con me seduto in poltrona.

Papà, 16 Aprile 2013, ore 01.52


Puoi acquistare “Nel nome della Madre” ordinandolo in ogni libreria, oppure su Amazon o direttamente dal sito dell’editore.

Un regalo ai miei lettori

Qualche giorno fa vi ho anticipato una sorpresa.

E sì. Nel nome della Madre– che è uscito il 28 gennaio – ha compiuto tre mesi e io vi faccio un regalo. Avrei voluto farvelo proprio nel giorno 28 di aprile, ma sono successe un paio di cose.

La prima è questa.  Marco Bianchi – divulgatore scientifico nella squadra del Prof. U. Veronesi, nonché cuoco amatoriale, autore di libri di cucina e volto televisivo etc. –  pubblica sul suo account facebook un invito a leggere il mio romanzo. Marco è personaggio pubblico molto seguito e accade che in pochi minuti sono sommerso di messaggi, richieste di amicizia, ma soprattutto in molti si precipitano a comprare il libro. Due giorni dopo, infatti, arriva “la seconda cosa, come conseguenza della prima.

Classifica amazon

Nel nome della Madre” scala su Amazon 65.000 (SESSANTACINQUEMILA) posizioni in un giorno e passa da 65958° a 342° in classifica generale. Un incremento del 19.185%!
Un successo impressionante. Solo Fabio Fazio con “Che tempo che fa” potrebbe fare altrettanto (e anche di più, potere della TV).

Così, nel gioire di questo lieto evento e nel ringraziare Marco Bianchi (che non conosco e non ho mai visto in vita mia) non ho avuto tempo per la sorpresa promessa.

Poco male, rimedio adesso.
Ho deciso di pubblicare qui sul mio blog alcuni stralci (o capitoli interi) del romanzo.
Cercherò  di fare in modo che questa pubblicazione assomigli il più possibile per voi al recarsi in libreria e sfogliare il mio romanzo per poi decidere se acquistarlo o meno. Quando si entra in una libreria in cerca di qualcosa da leggere, la prima cosa che si fa, a meno che non si sappia già cosa acquistare, è prendere in mano un libro, osservare la copertina e leggere la quarta di copertina. Se questi due passaggi sono convincenti, si sfoglia l’interno.
Eccovi la copertina del mio romanzo con la quarta, firmata (con mia immensa soddisfazione) da Laura Bosio

cover

Che dite? Vi ispira? Sì? Non vi resta che aprire il libro e leggere il primo capitolo per il quale mi permetto una brevissima premessa. 

È il 16 aprile del 2013. Sono quasi le 2 del mattino e io sto per addormentarmi (a mezzo anestesia totale) e non so se mai mi risveglierò e nel caso in che condizioni (emiplegico? muto?). Così decido di lasciare una lettera a mia figlia che allora aveva appena un anno. In tre pagine ho cercato di mettere tutto l’amore che possiedo.

Eccovela. Basta un clic su link sottostante.

Lettera a mia figlia.

NEL NOME DELLA MADRE

Ebbene  sì. Ci siamo.
Oggi, 28 gennaio 2016, esce in libreria il mio romanzo dal titolo Nel nome della Madre pubblicato da Miraggi Edizioni.

Provo un miscuglio di sensazioni che almeno per ora non riesco a decifrare.

Sono emozionato, senz’altro, ma sono anche teso. Chi lo ha letto in anteprima, il mio agente, il mio editore ed alcuni amici, ha detto che ci è voluto molto coraggio a scriverlo.

Ricordo molto bene il giorno (anzi, la notte) in cui ho iniziato a scrivere. In realtà non avevo in mente un romanzo.
Era il 15 aprile 2013, la notte prima del mio intervento. Non sapevo cosa sarebbe successo, se ne fossi uscito vivo, morto o inchiodato su una sedia a rotelle.

Così decisi di scrivere una lettera a mia figlia Sara, per lasciarle un briciolo del mio infinito amore.
La lettera è diventata poi il primo capitolo del romanzo cui ne sono seguiti altri 40, perché quello che è successo dopo, è riuscito a far passare un tumore cerebrale come una banale influenza.
Non è stato facile mettere su carta tutto ciò che ho provato in quei mesi. Ho versato tanto inchiostro quante lacrime nella stesura.
Ma col senno di poi mi rendo conto che è stato necessario farlo. Scrivere mi ha aiutato a leggere me stesso e ad accogliere tutte le paure ed attraversarle, con la certezza di superarle.
Non è stato facile scriverlo ma è stato ancora più difficile decidere di pubblicarlo.
In questo romanzo ho raccontato tutto quel che ci è successo, dico ci perché è successo a me e a mia moglie, nel 2013, un Annus Horribilis, di certo  indimenticabile.

Ho deciso di renderlo pubblico perché spero che così come ha aiutato me a superare prove disumane, possa essere di aiuto a molti.
Vorrei scrivere tante cose, ma mi fermo qui, perché ci sono 262 pagine che aspettano chi vorrà leggerlo.

Nel nome della Madre – Miraggi Edizioni 

Nel nome della Madre

Nel nome della Madre

Nota: quando un libro esce in libreria non significa che dal giorno stesso lo si trova in ogni libreria; quello succede solo ai libri dei grandi scrittori, come Benedetta Parodi e simili. In caso di autori da strapazzo come me, la distribuzione avviene gradualmente. Sicuramente lo troverete in quelle librerie che lo hanno pre-ordinato perché interessate. Altrettanto certamente non lo troverete in molte librerie. Ehm no, non lo troverete negli auto-grill, val il discorso di cui sopra. Ma sappiate che è possibile ordinarlo da qualsiasi libreria (ripeto qualsiasi libreria – qualsiasi libreria) semplicemente attraverso Titolo e codice ISBN. Il codice ISBN di “Nel nome della Madre” è 9788896910825.
Se qualche libraio dovesse dirvi che non è possibile ordinarlo, credetemi: cambiate libraio perché non sa fare il suo lavoro.
Se, invece, non volete nemmeno scomodarvi,
potete ordinarlo facendo clic qui -> Nel nome della Madre e ve lo spediranno comodamente a casa.

In bocca al lupo a me, e fatemi sapere.

Alessandro

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